
Pubblicato il 01/07/2026
App e smartwatch per la salute, ma la prevenzione è ancora una sfida
Sempre più italiani monitorano la propria salute attraverso smartwatch, smartband e app dedicate. Ma questi dati vengono davvero utilizzati per fare prevenzione? Dal nostro ultimo sondaggio emerge una realtà fatta di luci e ombre: cresce l’utilizzo dei dispositivi indossabili, ma è ancora limitata la capacità di trasformare le informazioni raccolte in strumenti concreti per prendersi cura della propria salute.
La salute misurata entra nella quotidianità degli italiani
Con il nostro sondaggio “Salute misurata e wearable“, realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani, abbiamo voluto capire come le persone utilizzano smartwatch, smartband e altri dispositivi per monitorare il proprio stato di salute.
I risultati mostrano che 1 italiano su 3 (34,3%) utilizza un dispositivo wearable, una percentuale che cresce tra gli under 35. Inoltre, l’utilizzo è ormai un’abitudine consolidata: l’86% degli utenti consulta i propri dati almeno una volta al giorno, mentre quasi una persona su due lo fa più volte nel corso della giornata.
I wearable sono ancora percepiti soprattutto come strumenti per il fitness
Nonostante la loro crescente diffusione, i dispositivi indossabili vengono utilizzati prevalentemente per monitorare l’attività fisica. I parametri più osservati restano infatti il numero di passi, l’esercizio svolto e altri indicatori legati al benessere.
Per il 64,1% degli intervistati, l’obiettivo principale è infatti “restare in forma”. Solo il 29,7% utilizza invece i dati raccolti con finalità di prevenzione o per controllare parametri di interesse sanitario.
Come osserva Sergio Carlucci, genetista e nutrizionista e Communication Scientific Analyst di Cerba HealthCare Italia:
«I dati mostrano come la salute misurata sia ormai entrata nella quotidianità, ma con un significato ancora prevalentemente legato allo stile di vita. Il passaggio verso un utilizzo più consapevole e clinicamente integrato è ancora in corso».
I dati non bastano: serve saperli interpretare
Un altro aspetto emerso dal sondaggio riguarda la capacità di comprendere le informazioni fornite dai wearable.
Se il 62,4% degli utilizzatori dichiara di interpretare abbastanza bene i dati visualizzati e il 25,4% molto bene, rimane un 12,2% che incontra difficoltà.
Il caso del VO₂max è particolarmente significativo. Si tratta di uno dei parametri più avanzati monitorabili dai dispositivi, indicatore della capacità aerobica e dell’efficienza del sistema cardiovascolare e respiratorio. Eppure solo il 9,3% degli italiani sa che cosa sia, mentre oltre il 90% non ne conosce il significato.
Davanti a un valore fuori norma ci si affida ancora al web
Abbiamo rilevato anche un altro dato che merita attenzione: quando un parametro registrato dal wearable sembra anomalo, il 73,2% delle persone cerca spiegazioni online, invece di confrontarsi con un medico.
Come sottolinea Sergio Carlucci:
«Siamo di fronte a due elementi complementari: da un lato una forte familiarità con i dati, dall’altro una difficoltà a tradurli in significato clinico. Emerge quindi la necessità di una mediazione qualificata, nella figura del medico, capace di collegare le informazioni raccolte dai dispositivi a percorsi di prevenzione strutturati. Perché i wearable non restino semplici gadget serve un cambio culturale: il paziente deve diventare parte attiva e consapevole del proprio percorso di salute».
Il nostro impegno: trasformare i dati in prevenzione
Crediamo che i wearable possano diventare uno strumento prezioso per la salute, a patto che i dati raccolti vengano interpretati nel giusto contesto clinico e integrati con analisi di laboratorio, biomarcatori e valutazioni specialistiche.
È questa la filosofia alla base di Longevity, il nostro programma dedicato alla prevenzione personalizzata. Attraverso un approccio integrato che combina analisi avanzate, valutazione dei biomarcatori, monitoraggio continuo di parametri come il VO₂max e consulenze specialistiche, anche in telemedicina, aiutiamo le persone a trasformare le informazioni raccolte nel tempo in un percorso di salute consapevole e personalizzato.
Per noi, la prevenzione significa proprio questo: mettere insieme dati, competenze e innovazione per aiutare ogni persona a conoscere meglio il proprio stato di salute e intervenire in modo sempre più tempestivo e personalizzato.
Scopri il nostro Programma Longevity