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Attenzione al melanoma: ecco come proteggere la pelle

Tumori della pelle: qual è il ruolo dell'anatomopatologo nella diagnosi? E come può aiutarci nella prevenzione? Tutte le risposte fondamentali per tutelare la nostra salute

Attenzione al melanoma: ecco come proteggere la pelle

Di Dott. Giacomo Dell antonio

L’anatomopatologo è lo specialista che esamina tessuti e cellule prelevate durante una biopsia, un intervento chirurgico o un pap-test. La diagnosi di questo specialista è fondamentale sia per la prognosi che per la terapia.

Non tutti, infatti, sanno che gli specialisti clinici spesso si devono avvalere delle competenze dell’anatomopatologo per definire l’esatta natura di una lesione, capire se sia infiammatoria o neoplastica e, in caso di neoplasia, di quale tipo di tumore si tratti.

Questo è particolarmente importante ad esempio nel campo dermatologico, se alcune lesioni possono apparire clinicamente chiare altre, sono di dubbia interpretazione.

Questo vale specialmente per le lesioni melanocitarie o nevi. Di tutte le neoplasie della cute il melanoma indubbiamente il più pericoloso perché può dare metastasi ma è anche quello che con una corretta prevenzione può essere diagnosticato in fasi iniziali e curato adeguatamente.

Al dottore abbiamo dunque chiesto di fare luce su alcuni temi di grande importanza per la prevenzione e la diagnosi precoce.

Quando e perché è fondamentale proteggere la pelle?

Se da un punto di vista personale è importante proteggersi da un’eccessiva esposizione solare, soprattutto in giovane età, è consigliabile nel caso vi sia la comparsa di lesioni pigmentate, o l’alterazione delle stesse, sottoporsi a una visita dermatologica.

E se il clinico considera una lesione sospetta è consigliabile rimuoverla facendo sempre un esame istologico.

Infatti, con l’ausilio del dermatoscopio e di programmi computerizzati, l’aspetto delle lesioni melanocitarie non sempre è chiaro e può confondere.

Personalmente, ho visto giungere lesioni col sospetto clinico di nevi o di chearatosi essere dei melanomi e fortunatamente anche il contrario, lesioni sospette per melanoma non esserlo istologicamente.

Quindi siamo noi patologi che facciamo la diagnosi di melanoma sulle biopsie cutanee perché l’identificazione della neoplasia e la sua stadiazione viene fatta al microscopio.

Studiare un tumore vuol dire identificare quelle caratteristiche che possono predire la sua evoluzione e la sua malignità.

Questo viene fatto con l’osservazione al microscopio di alcune caratteristiche morfologiche come i margini dell’escissione chirurgica che devono essere indenni, la profondità d’infiltrazione negli strati della cute, se vi è ulcerazione dell’epidermide, la presenza di microscopici noduli satelliti o di infiltrato infiammatorio. Guarda il video qui!

Quali sono le sfide di una diagnosi istologica che possono essere di difficile interpretazione al microscopio e che possono condurre a errori?

Se è impossibile a volte definire da un punto di vista clinico se una lesione pigmentata sia un nevo benigno o un melanoma maligno, anche al microscopio vi possono essere delle forme di difficile interpretazione.

Esiste infatti tutta una varietà di lesioni che anche microscopicamente possono “mimare” un melanoma pur non essendolo o al contrario, cosa più pericolosa perché si omette una possibilità di terapia, vi sono delle lesioni che al il microscopio sono apparentemente benigne ma in che realtà sono dei melanomi come, ad esempio, i temuti melanomi nevoidi.

Fortunatamente, oltre alle normali colorazioni abbiamo a disposizione tutta una serie di ulteriori indagini di tipo immunoistochimico, e ultimamente anche di biologia molecolare, che possono aiutarci nel definire meglio tali lesioni e soprattutto nello scoprire se nel tumore vi sono caratteristiche che lo vedono sensibile ad alcune terapie di nuova generazione.

L’immunoistochimica ci permette non solo di capire se una lesione sia melanocitaria o meno.

Sottolineo che ci sono dei melanomi amelanocitici, non scuri, che sono i più pericolosi e individuabili con certezza solo con tali procedure.

Ma possiamo anche definire l’aggressività intrinseca della lesione e tutta una serie di alterazione genetiche, come il BRAF o il PD1, ci danno la possibilità di avere, se identificata la presenza nel tumore, farmaci di nuova generazione che possono agire sia sul tumore stesso sia sul sistema immunitario modulandolo in maniera corretta contro tali neoplasie.

Ha qualche consiglio sugli approcci per trattare il melanoma in fase avanzata?
Come si può migliorare l’efficacia della terapia?

Come dico spesso sia ad amici che studenti, non esistono le malattie ma i malati, e questo è alla base della target therapy.

Sempre più terapie e prognosi sono accurate perché, sia con lo studio del tipo di tumore sia considerando la sua stadiazione, possiamo grazie all’esame istologico curare i melanomi anche in fase avanzata sempre meglio, ed evitando inutili effetti collaterali della terapia.

https://youtu.be/rJ61hYv1Xpc

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