Il cervello al buio: come ritrovare luce dentro l’inverno

Il cervello al buio: come ritrovare luce dentro l’inverno

di Dott.ssa Maud Fraboul

Strategie pratiche per stimolare mente e umore durante i mesi freddi

L’inverno rimodella la chimica del cervello. Con il calo della luce i livelli di serotonina, dopamina e melatonina cambiano, modificando energia, sonno e umore. È come se il corpo, più che l’anima, decidesse di rallentare. Le neuroscienze ci dicono che questa non è solo una sensazione: il cervello, in inverno, funziona davvero in modo diverso.

Quando le giornate si accorciano, la mente reagisce prima ancora che noi ce ne accorgiamo. Meno sole significa più melatonina, l’ormone del riposo, e meno serotonina, che regola vigilanza e motivazione. Il risultato è un piccolo “reset fisiologico”: il corpo si fa più lento, la voglia di fare si riduce, l’appetito cambia. È la modalità “risparmio energetico” della mente: funziona, ma con meno entusiasmo.

L’intelligenza artificiale non c’entra, ma il cervello sì: è il più raffinato sistema di adattamento che esista. E l’inverno, con la sua penombra costante, lo mette alla prova. Non è un nemico: è un promemoria che anche la mente ha bisogno di pause, di tempi più lenti, di momenti di silenzio. Il problema nasce quando questo rallentamento naturale si trasforma in apatia, insonnia o malinconia persistente.

Nella sua forma più marcata, questo meccanismo prende il nome di Disturbo Affettivo Stagionale (SAD). Colpisce dal 3 al 6% della popolazione, ma quasi una persona su cinque sperimenta, nei mesi freddi, una forma più lieve: calo di energia, fame di carboidrati, umore in discesa. Anche la riduzione dei contatti sociali pesa: meno relazioni significa meno stimoli visivi e tattili, e la rete neurale che regola lo stress -quella che collega amigdala e corteccia prefrontale- si indebolisce. In altre parole: meno abbracci, più vulnerabilità.

Sul piano biologico il freddo porta altri effetti. La carenza di vitamina D, tipica dei mesi senza sole, è associata a sintomi depressivi; e un’infiammazione sistemica più alta può interferire con la sintesi di serotonina. Il corpo diventa più rigido, e la mente lo segue. La stanchezza mentale non è una mancanza di volontà, ma il riflesso di un sistema che lavora al minimo per risparmiare risorse.

Ma l’inverno non è una condanna. Anzi, può diventare una palestra di autoregolazione. Le strategie classiche -più luce, movimento quotidiano, orari regolari- restano fondamentali. Tuttavia, la ricerca più recente aggiunge qualcosa di nuovo: il cervello risponde bene a micro-esperienze sensoriali, brevi ma ripetute, capaci di riattivare il sistema della ricompensa.

Si tratta di riscoprire il piacere delle piccole cose: annusare il caffè appena fatto, ascoltare una musica che ci mette in moto, toccare una superficie calda. Sono stimoli che rilasciano dopamina e spezzano il circuito della lentezza. Anche il contatto fisico ha un effetto diretto: un abbraccio prolungato o la presenza di un animale domestico aumentano l’ossitocina e abbassano il cortisolo, migliorando il tono emotivo in pochi minuti.

L’attività fisica ha poi un doppio valore: non solo aumenta i livelli di endorfine e dopamina, ma regolarizza i ritmi circadiani, migliorando il sonno e la concentrazione. Non serve una maratona: bastano 20 minuti di camminata al giorno, preferibilmente alla luce del mattino, per dare al cervello un chiaro segnale di “ripartenza”.

Un altro modo per alleggerire il pensiero è dedicarsi ad attività manuali e cicliche -impastare, riordinare, disegnare- che favoriscono stati di “flow” e aiutano la mente. Piccoli gesti di concentrazione felice, in cui il tempo scorre diversamente e il cervello torna a respirare.

E poi c’è l’ambiente: uno studio pubblicato su Nature nel 2022 ha dimostrato che inserire piante vere, materiali naturali e luci calde negli spazi domestici riduce i marcatori di stress e migliora la concentrazione. Non serve una casa nuova, serve un ambiente che respiri con noi. Anche l’olfatto ha un ruolo potente: profumi agrumati, resine e spezie stimolano il sistema limbico, la parte più emotiva del cervello, aiutando a contrastare la sensazione di chiusura tipica della stagione fredda.

 

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