Cardiologia: parliamo di Ablazione transcatetere delle aritmie cardiache – Intervista al Dott. Simone Gulletta – Specialista in Cardiologia Aritmologia

Ablazione transcatetere delle aritmie cardiache

Il nostro cuore è un organo stupendo. Una macchina fondamentale e al contempo estremamente complessa che richiede attenzione, cura e persino un po’ di manutenzione. Il battito che sentiamo, e che permette di far arrivare il sangue in tutto il nostro corpo, è un metronomo che scandisce il tempo e dà il ritmo che ci accompagna per tutta la vita. Ogni battito è stimolato da un segnale elettrico che viene generato dal sistema di conduzione cardiaco. Un cuore normale fa questa attività all’incirca tra le 60 e le 100 volte al minuto, rispettando sempre il suo ritmo. Se insorgono problemi al sistema di conduzione, il ritmo può variare: accelera, rallenta oppure si registra un battito irregolare. In questi casi parliamo di aritmia, in cui viene meno il ritmo corretto e possono insorgere altri problemi che inficiano sul buon funzionamento del nostro cuore. Intervenire in questi casi non è semplice, ma è possibile farlo.

Ablazione transcatetere e aritmie

In caso di inefficacia o intolleranza dei farmaci, l’ablazione transcatetere mediante radiofrequenza permette di trattare la maggior parte di aritmie cardiache e spesso in modo definitivo, ovvero rimuovendo il problema all’origine. Parliamo di una procedura che consiste nell’introduzione di elettrocateteri nel cuore attraverso accessi venosi o arteriosi (solitamente sono utilizzate la vena o l’arteria femorale, oppure la vena succlavia o giugulare), permettendo così di analizzare la causa del problema e di intervenire in modo mirato: l’elettrocatetere ablatore “brucia” infatti la zona responsabile dell’aritmia. Solitamente si esegue da sveglio, in anestesia locale, ha una durata media di circa 90 minuti con elevata percentuale di successo e il paziente generalmente è dimesso dall’ospedale il giorno successivo all’intervento.

Tra le diverse tipologie di aritmie cardiache, l’ablazione transcatetere è indicata per la fibrillazione atriale, in particolare per la fibrillazione atriale parossistica. Questa si caratterizza per il fatto che si interrompe spontaneamente entro i sette giorni e si differenzia dalla fibrillazione atriale persistente, la cui durata è maggiore di sette giorni e necessita di cardioversione farmacologica oppure elettrica; dalla fibrillazione atriale di lunga durata che, invece, persiste da più di un anno e richiede un trattamento terapeutico per il ripristino del ritmo sinusale; dalla fibrillazione atriale permanente per la quale non viene più presa in considerazione una strategia terapeutica per il ripristino del ritmo sinusale.

Terapie e progressione della patologia

I migliori risultati ablativi si ottengono nella fibrillazione atriale parossistica, senza cardiopatia organica e con normali dimensioni dell’atrio sinistro. Peraltro, nei pazienti con fibrillazione atriale parossistica l’ablazione transcatetere è indicata come terapia di prima linea poiché il mantenimento del ritmo sinusale offre migliori risultati nel ridurre le recidive. Una volta diagnosticata una fibrillazione atriale parossistica è importante la tempestività dell’intervento. Infatti nella progressione della forma parossistica a quella persistente porta a un rimodellamento atriale che rende l’aritmia più resistente alla terapia ablativa. L’indicazione primaria dell’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale è l’isolamento elettrico delle vene polmonari che confluiscono nell’atrio sinistro.

Modalità di intervento

Qui le moderne tecniche d’intervento permettono di ottenere un mappaggio dell’area da trattare. L’anatomia dell’atrio sinistro viene ricostruita grazie a sistemi di mappaggio tridimensionali. Inoltre, informazioni aggiuntive sono date dagli ablatori con forza di contatto: questi migliorano l’efficacia della lesione e riducono al minimo i rischi di complicanze. Tra le aritmie che vengono trattate con l’ablazione transcatetere ci sono anche le tachicardie parossistiche sopraventricolari dovute a un meccanismo da rientro.

La più comune è la tachicardia da rientro nodale, caratterizzata da palpitazione con esordio e termine improvviso, a cui possono associarsi angina, ansia, sincope e scompenso cardiocircolatorio. Il target dell’ablazione è rappresentato dalla via lenta che è una zona del sistema di conduzione cardiaco che può essere sottoposta ad ablazione con sicurezza. L’ablazione transcatetere mediante radiofrequenza si applica anche a pazienti con preeccitazione ventricolare (WPW), tachicardie atriali, extrasistoli ventricolari e tachicardie ventricolari. Di fatto, questa metodica rappresenta l’innovazione tecnologica più indicata nella cura delle aritmie poiché riduce il numero delle ospedalizzazioni e migliora la qualità della vita rispetto alle terapie con farmaci antiaritmici.