La terapia sistemico relazionale – A cura della Dott.ssa Maria Rosaria Montemurro – Psicologa

La terapia sistemico relazionale

La terapia sistemico relazionale è un approccio che muove i primi passi negli USA negli anni ‘50, grazie soprattutto agli esponenti della Scuola di Palo Alto. Riconosciuta ufficialmente a inizio anni ’70, solo dopo un decennio si diffonderà in Italia, quando il metodo sistemico-relazionale comincerà a essere utilizzato nei servizi di salute pubblica e applicato al trattamento dei disturbi alimentari, delle tossicodipendenze e in percorsi terapeutici che coinvolgono bambini e adolescenti, figli di genitori divorziati.

L’approccio si fonda principalmente sull’osservazione diretta delle modalità attraverso cui le persone interagiscono e si relazionano nel proprio contesto sociale e familiare di appartenenza, che influenzeranno e da cui saranno influenzate in maniera imprescindibile. La Famiglia è il primo gruppo sociale in cui ogni essere vivente si forma ed è nella presa in carico di tutto il sistema familiare che la terapia sistemico relazionale trova la sua specificità.
Ciò non toglie che un terapeuta sistemico lavori anche con i singoli individui, pur mantenendo saldi i principi fondamentali dell’approccio stesso.

Chi potrebbero essere i fruitori?

  • Singoli individui che vogliono conoscere gli intrecci della propria storia familiare, che vogliono correggere, padroneggiare, elaborare antichi paradigmi relazionali, avvertiti come disturbanti, che stanno sperimentando disagi esistenziali in cui si circoscrive una sintomatologia invalidante per il soggetto (ansia, depressione, attacchi di panico, disturbi alimentari, dipendenze…) o anche persone che si accingono a cambiare il proprio stadio all’interno del proprio ciclo vitale trovandosi a vivere eventi che portano a un cambiamento (matrimonio, nascita di un figlio, svincolo di quest’ultimo dalla famiglia di origine, perdita del lavoro, lutto, malattia…)
  • Coppie che avvertono difficoltà, fallimento nelle regole di collaborazione, stallo nella loro relazione. Oltre a osservare i due individui in seduta, l’attenzione sarà diretta alla loro relazione, alla raccolta della storia di coppia, all’idea che hanno della coppia e di ciò che sono diventati, alle motivazioni che li hanno spinti a chiedere un colloquio proprio in quel momento. Il terapeuta, terzo neutrale rispetto al sistema coppia, faciliterà il dialogo e la comunicazione a partire dalla definizione di un obiettivo comune presupposto per intraprendere un percorso psicologico di coppia
  • Famiglie conflittuali, aventi una propria struttura, regole interne e modalità peculiari d’interazione. In ogni nucleo familiare viene a costituirsi un copione relazionale regolato da accordi impliciti, dove ad ognuno viene attribuito un ruolo fisso, dove vengono nutrite aspettative e attuate interazioni articolate secondo sequenze ripetitive. II terapeuta familiare faciliterà le interazioni tra i membri e farà attenzione a eventuali alleanze o coalizioni sottese o esplicite, modificando le dinamiche relazionali disfunzionali presenti, contrastando la tendenza, tipica di ogni sistema, a mettere in atto retroazioni negative per ristabilire in modo mascherato l’omeostasi precedente, funzionale ai giochi del sistema

Introdurre la famiglia nella terapia è come accendere la luce in una stanza buia: alcune cose appaiono immediatamente evidenti. (S.Minuchin).

Gli obiettivi del terapeuta

  • Creare una relazione col paziente, un contesto di cura autentico, in cui possa sentirsi accolto nelle sue emozioni e dove potersi raccontare
  • Porsi in ascolto attivo ed empatico, accogliendo la riflessione dell’altro e restituendo nuove letture e significati ai quali la persona prima non aveva accesso
  • Porre l’attenzione al qui e ora della seduta, a ciò che accade nel momento presente del processo terapeutico tra paziente e terapeuta, connettendolo con possibili scenari passati
  • Esplorare e comprendere la funzione del sintomo, allargando il focus dal paziente designato (portatore del sintomo che si fa carico del cattivo funzionamento del sistema, accentrando su di sé preoccupazioni e disagi), al contesto familiare e sociale in cui egli è inserito e in cui si esprime un conflitto che nessuno “osa” esplicitare
  • Guidare il paziente nel potenziamento e recupero delle parti sane di sé, fornendogli un aiuto nel trovare un “nuovo modo” di stare in relazione con gli altri, più funzionale rispetto a quello finora adoperato
  • Procurare le trasformazioni desiderate nel sottosistema, attraverso un mutamento di equilibri disfunzionali presenti al momento della domanda, predisponendo strategie per superare lo stallo evolutivo
  • Strutturare la loro danza come un fatto che richiede cooperazione reciproca, facilitandone il cambiamento

Il TORNARE INDIETRO non ha solo un effetto riconciliatorio tra una generazione e l’altra, ma permette, a chi lo sperimenta, di ANDARE AVANTI nei propri rapporti più significativi, con una diversa e più matura realizzazione del proprio Sé.

Quanto dura una terapia sistemica

La durata e la riuscita dipenderanno dalla maturità del sistema nel suo insieme. Paradossalmente si potrebbe dire che una terapia “finisce quando comincia” ovvero quando individuo o famiglia, attraverso questa esperienza, sono in grado di usare le proprie risorse e le proprie energie in modo autonomo, di “camminare sulle proprie gambe”, avendo appreso e fatto proprio un metodo di lavoro che permette loro di sentirsi competenti sulle problematiche attuali ma anche di essere equipaggiati per affrontare nuove crisi evolutive, avendo acquistato nuove strategie relazionali per riappropriarsi del proprio tempo evolutivo, senza che le tensioni ruotino su vecchi problemi.