Cardiologia: parliamo di Prolasso mitralico – Intervista al Dott. Gianni Sarasso – Cardiologo

Quando, molto spesso in verità, mi capita di porre questa diagnosi, mi trovo di fronte a pazienti che assumono immediatamente un’aria molto allarmata, non conoscendo questa patologia che in realtà è quasi sempre benigna e non richiede particolari cure o attenzioni. Infatti, la prima domanda che mi sento porre è:

Ma cos’è il prolasso mitralico?

Normalmente la valvola mitrale quando si apre lascia passare il sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, quindi si richiude impedendo che il sangue refluisca all’indietro verso l’atrio. I suoi due lembi, anteriore e posteriore, collabiscono trattenuti dalle corde tendinee che ne garantiscono la perfetta chiusura, mantenendo la valvola in linea con l’anello fibroso che racchiude la valvola stessa. Quando un lembo, o parte di esso (o addirittura entrambi), per motivi costituzionali è troppo grande rispetto all’anello, allora deve piegarsi con l’atteggiamento tipico di un’amaca troppo lunga rispetto agli alberi a cui è tesa. In questo caso sporge allora all’indietro e si dice che “prolassa”.
Può anche capitare che le corde tendinee che dovrebbero trattenere la valvola siano troppo lunghe. In questo caso la valvola si deve piegare comunque, prolassando all’indietro verso l’atrio. Le due condizioni possono presentarsi simultaneamente. Infatti, non esiste una sola forma, o “variante” di prolasso: si riscontra una serie continua di situazioni, che vanno da un semplice piegamento della valvola all’indietro, fino ai casi più gravi. Nei casi estremi i lembi valvolari e spesso le corde tendinee sono eccessivamente ridondanti per un accumulo abnorme di tessuto. Tutta la valvola prolassa ampiamente in modo drammatico all’interno dell’atrio. Fortunatamente questi ultimi casi sono poco frequenti, mentre quelli più lievi si riscontrano fino al 5-10% della popolazione generale, soprattutto nel sesso femminile con un habitus morfologico tipico di soggetti magri e longilinei.

Dunque è congenito? Ce l’ho dalla nascita? Ma è anche ereditario?

Può essere presente già alla nascita nelle forme più eclatanti. In genere si manifesta nell’adolescenza quando il corpo è completamente sviluppato. Il prolasso valvolare mitralico “grave” o “primario” è talora associato a forme familiari ereditarie, ma in questo caso sono spesso coinvolte alterazioni di altri organi o malattie del sangue, ed entra a far parte di patologie complesse che coinvolgono l’intero organismo. Non è questo il caso del prolasso lieve, che può essere dovuto ad una predisposizione familiare non obbligatoria, correlata alla morfologia generale del corpo.

Sport e Prolasso mitralico

Dr. Gianni Sarasso

É pericoloso? Posso fare sport?

Il prolasso mitralico lieve, senza insufficienza valvolare, limitato ad un semplice piegamento ad amaca dei lembi, o di uno solo, o addirittura solo di una parte di esso, è una condizione benigna che non richiede particolari attenzioni e non comporta limitazioni all’attività fisica non agonistica.
Se il prolasso è più pronunciato, con eversione dei lembi e conseguente insufficienza anche importante, e si desidera praticare attività agonistica, vi è necessità di una approfondita visita medico – sportiva per valutare rischi e benefici nel singolo paziente.
Esistono protocolli specifici che consentono o limitano l’attività per alcuni sport, in relazione al loro specifico impegno psicofisico.

Avverto spesso uno sfarfallio al cuore, come se mancasse un battito e mi sento anche un nodo alla gola. È dovuto al prolasso?

Questi sintomi sono legati ad extrasistoli (che sono battiti “in più”, “fuori ritmo”), che essendo spesso solo un fenomeno “elettrico”, senza conseguenze modinamiche, danno proprio la sensazione che un battito manchi. Possono o non possono essere collegati al prolasso. Le extrasistoli sono presenti molto frequentemente nella popolazione generale, anche in cuori completamente sani.
Può peggiorare nel tempo?

La complicanza principale è costituita dall’insufficienza valvolare, presente però solo nei casi più evidenti, con valvole molto degenerate. L’insufficienza lieve è ben tollerata, non richiede limitazioni di alcun genere e non comporta sintomi o ridotta tolleranza allo sforzo. Non è quasi mai soggetta a peggioramento e va tenuta sotto controllo con esami ecocardiografici, la cui frequenza è stabilita di volta in volta dal cardiologo. L’insufficienza severa è presente nei casi più gravi. Inizialmente non causa alcun sintomo, ma con il passare degli anni provoca ingrossamento dell’atrio e del ventricolo sinistro. In questo caso si deve intervenire chirurgicamente con la riparazione o con la sostituzione valvolare.

Cure e trattamenti

L’intervento in entrambi i casi è relativamente semplice ed occorre tenere presente che un intervento troppo tardivo potrebbe non ottenere i risultati attesi, se le condizioni cardiache sono già troppo deteriorate. Ed è proprio in questo caso che si verificano le aritmie più importanti, atriali e ventricolari (fibrillazione atriale, extrasistoli frequenti, tachicardie atriali e ventricolari). La presenza di insufficienza valvolare moderata o severa costituisce un indice della presenza di un prolasso significativo: la degenerazione valvolare rende la valvola particolarmente suscettibile alle infezioni. Per questo motivo solo in tali casi le linee guida internazionali indicano una profilassi antibiotica in occasioni di interventi chirurgici o anche dentari.