
Pubblicato il 07/10/2026
Oltre il glutine: riconoscere la celiachia per intervenire in tempo
La celiachia interessa circa l’1% della popolazione italiana: si stimano oltre 600.000 persone affette, ma solo circa 265.000 hanno ricevuto una diagnosi. Colpisce soprattutto le donne (70% dei casi) e si manifesta più frequentemente tra i 18 e i 59 anni.
Si tratta di una malattia autoimmune cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’assunzione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine (presente in grano, orzo e segale) , provoca una risposta infiammatoria che danneggia i villi intestinali, strutture fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti. Perché la malattia si sviluppi sono necessari sia la predisposizione genetica sia il consumo di glutine; tuttavia, solo una piccola parte dei soggetti predisposti svilupperà la patologia nel corso della vita.
La celiachia può manifestarsi con sintomi molto diversi
La forma classica comprende:
- diarrea;
- gonfiore e dolore addominale;
- perdita di peso;
- malassorbimento;
- rallentamento della crescita nei bambini.
Più frequente è la forma atipica, che può presentarsi con:
- anemia da carenza di ferro o vitamine;
- stanchezza persistente;
- alopecia;
- ulcere del cavo orale;
- difetti dello smalto dentale;
- dolori addominali ricorrenti;
- vomito;
- aumento delle transaminasi;
- disturbi del ciclo mestruale;
- infertilità;
- complicanze della gravidanza;
- osteopenia;
- osteoporosi;
- parestesie;
- atassia.
Esistono inoltre forme paucisintomatiche, con disturbi lievi, e forme potenziali, caratterizzate da anticorpi positivi ma assenza di danni alla mucosa intestinale.
L’unica terapia efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine per tutta la vita, che consente la regressione dei sintomi e il recupero della mucosa intestinale, generalmente entro 6-18 mesi. Devono essere esclusi gli alimenti contenenti grano, orzo e segale, come pane, pasta, pizza e cereali.
Sono invece naturalmente privi di glutine carne, pesce, uova, latte, riso, mais, legumi, frutta, verdura e patate.
In commercio sono inoltre disponibili numerosi prodotti certificati con la dicitura “senza glutine”, alcuni dei quali specificamente formulati per persone celiache e rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale.
L’importanza della diagnosi precoce tramite il Celiachia Duo Test
La predisposizione genetica alla Celiachia rappresenta il principale fattore di rischio.
I soggetti portatori delle varianti HLA-DQ2 o HLA-DQ8 hanno una maggiore probabilità di sviluppare la malattia, mentre la loro assenza consente di escluderla praticamente con certezza. Per questo motivo, in presenza di un familiare celiaco, è consigliabile sottoporsi a uno screening.
Una diagnosi tardiva aumenta il rischio di complicanze, presenti in circa il 5% dei pazienti, tra cui celiachia refrattaria, linfoma a cellule T, atrofia della milza e, più raramente, tumori dell’intestino tenue.
Il Celiachia Duo Test di Cerba HealthCare Italia è una tipologia di test genetico e autoimmunitario per diagnosticare la presenza di questa malattia o per escluderne per sempre la predisposizione genetica.
Si inizia con un semplice tampone buccale per valutare la predisposizione genetica. Se il risultato è positivo, si procede con un prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi specifici.
Gli esami comprendono il dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA e delle IgA totali, poiché una piccola percentuale di pazienti presenta un deficit selettivo di IgA. Nei bambini sotto i tre anni possono essere richiesti anche gli anticorpi anti-peptidi della gliadina deamidata (IgG).
In caso di positività, la diagnosi viene completata con la ricerca degli anticorpi anti-endomisio IgA e, quando indicato, con la biopsia della mucosa duodenale, che permette di confermare il danno e l’atrofia dei villi intestinali.
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