Pap test: un formidabile test per la prevenzione del cancro della cervice uterina

Pap test: un formidabile test per la prevenzione del cancro della cervice uterina

di Dott. Massimo Confortini

È noto che il cervico-carcinoma impiega oltre 10 anni per arrivare alla sua manifestazione finale, passando attraverso varie fasi di precancerosi.

Nei paesi dove sono stati attivi programmi di prevenzione basati su screening organizzati si è vista una marcata diminuzione dell’incidenza di cancri invasivi e della mortalità in particolare per le forme squamose.

L’efficacia dell’intervento di screening dipende essenzialmente dalla partecipazione della popolazione invitata, dalla qualità del test citologico, dall’adesione al follow-up e dall’efficacia del trattamento.

Il razionale di uno screening citologico è identificare e trattare lesioni intraepiteliali della cervice al fine di prevenire la loro progressione a cancro invasivo.

Anche gli screening opportunistici, cioè basati su Pap test spontanei presso il proprio ginecologo o presso altre strutture pubbliche o private, possono avere una loro efficacia nella prevenzione del cancro della cervice a condizione che tutto il percorso dal prelievo, alla lettura, ad eventuali indagini di secondo livello e relativi follow-up seguano protocolli riconosciuti e procedure di controllo di qualità di tutto il processo.

Il Pap test è una metodica utilizzata da oltre 60 anni per individuare il cervico- carcinoma e le lesioni pretumorali che possono portare a questa neoplasia. Il processo si è mantenuto praticamente inalterato fino ai nostri giorni dalla pubblicazione nel 1941 di G.Papanicolaou che dimostrava la possibilità di diagnosticare precocemente lesioni pretumorali della cervice uterina attraverso un prelievo di cellule cervicali, la successiva strisciatura del materiale su un vetrino, colorazione ed analisi morfologica.

Il Pap test si è dimostrato fino ad oggi un formidabile test di screening. Non aver mai fatto un Pap test nel corso della vita rappresenta il principale fattore di rischio per cancro della cervice uterina. Infatti, il Pap test è il test di screening oncologico che avuto più successo nel mondo; è datato da oltre 50 anni ed ha fatto diminuire, nei Paesi sviluppati, l’incidenza e la mortalità per cervico-carcinoma uterino.

 

Il prelievo per l’esame citologico convenzionale e la fissazione e colorazione dei preparati

Per una buona qualità del Pap test il prelievo deve essere effettuato nel momento giusto del ciclo e seguendo le indicazioni per un corretto campionamento e allestimento del preparato citologico.

Il prelievo deve essere eseguito almeno 3-5 giorni dopo la fine delle mestruazioni e comunque in assenza di perdite ematiche.

La presenza di sangue e di cellule endometriali può influire negativamente sulla lettura del Pap test.

È consigliabile astenersi dai rapporti sessuali nei due giorni precedenti il prelievo in quanto nel liquido seminale sono presenti spermatozoi e cellule spermiogeniche che possono creare dubbi diagnostici per il lettore con il rischio di falsi positivi.

Nelle donne in gravidanza l’esecuzione del pap test non presenta controindicazioni. È comunque raccomandabile non effettuare l’esame dopo l’ottavo mese di gravidanza per evitare eventuali rotture premature del sacco amniotico o la possibile risalita dall’esterno di germi patogeni.

 

Citologia in fase liquida

La citologia in fase liquida si basa, rispetto alla citologia convenzionale (dove il materiale viene direttamente strisciato su un vetrino) sul rilascio del materiale prelevato in appositi flaconi contenenti soluzioni conservanti.

  • Il materiale così raccolto può essere processato con metodiche di filtrazione o sedimentazione che permettono di ottenere preparati in strato sottile.
  • Le caratteristiche peculiari della citologia in fase liquida si possono riassumere nei seguenti punti:
  • Il vetrino presenta una distribuzione omogenea del materiale cellulare;
  • Il materiale così distribuito forma uno strato sottile di cellule ben visibili e leggibili;
  • Le cellule presenti nel vetrino sono rappresentative del materiale raccolto;
  • Le cellule squamose ed endocervicali sono distribuite in modo casuale su tutta la superficie del vetrino;
  • La presenza di elementi infiammatori e sangue è estremamente limitata.
  • La distribuzione del materiale cellulare avviene in una area circolare, molto ridotta rispetto all’area rettangolare coperta dal materiale in citologia convenzionale.

Le cellule ottenute con processi di filtrazione o sedimentazione rappresentano un campione numericamente limitato rispetto alla citologia convenzionale ma maggiormente rappresentativo del campione prelevato. Inoltre, la fase di processazione permette di eliminare la maggior parte delle cellule infiammatorie, delle emazie e di eventuali detriti con indubbi vantaggi alla lettura.


Torna alle news