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Quando lo sport può far male

Ragazzo che fa attività sportiva su un campo da calcio - Quando lo sport può far male

Di Dott. Roberto Dogana

Prima ancora di intraprendere la professione di medico ed in particolare di specialista in Medicina dello Sport sono stato un atleta o per meglio dire un attivo praticante di varie discipline sportive (dal calcio al tennis, dallo sci alpino al nordico, dal running a ciclismo fino ad approdare all’ironman).

 

Questa sottile distinzione, che potrebbe apparire del tutto accademica, in realtà ha una sua logica ben precisa. Dobbiamo infatti subito intenderci sulla differenza sostanziale tra sport ed attività fisico-motoria.

 

 

Alcune definizioni di sport

  • Attività che impegna, sul piano dell’agonismo individuale o collettivo, le capacità fisico-psichiche, svolta con intendimenti ricreativi o come professione;
  • Attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e psichiche ed il complesso degli esercizi e delle manifestazioni soprattutto agonistiche;
  • Lo sport è qualsiasi forma di attività competitiva o di gioco che mira ad utilizzare, mantenere o migliorare le capacità e le abilità psicofisiche;

 

Si evince che nella competizione tutto è finalizzato al risultato per cui l’atleta è portato a dare il meglio di sé con un impegno psicofisico sempre ed a volte anche oltre i propri limiti.

 

Il fine è giustificato da gratificazioni di ordine economico in primis, ma anche di prestigio e di immagine sul piano sociale e perché no, a volte anche politico.

 

Un atleta può assurgere, quando sostenuto da un pressante e puntuale battage pubblicitario da parte dei media, all’ideale dell’eroe ed ogni Nazione esprime i propri campioni nelle discipline più disparate.

 

Lo sport come professione

Da questo punto di vista quindi lo sport è interpretato come una vera professione, un lavoro che, a fronte di un impegno strenuo e massimale, può offrire, a chi ne ha le doti, enormi vantaggi.

 

 

Il praticante di attività motoria: passione e salute

Dall’altro lato c’è il “praticante” attività motoria spinto dalla semplice passione o dal desiderio di imitazione ma il cui scopo prioritario dovrebbe essere il raggiungimento od il mantenimento di uno stato di salute ottimale. Il livello di impegno psicofisico richiesto in questo caso non dovrebbe mai essere massimale ma assestarsi su valori che consentano all’organismo di mantenere un perfetto equilibrio tra richiesta e produzione di energia senza superare quella soglia che porta all’accumulo di scorie metaboliche e radicali liberi che possono danneggiare anziché migliorare lo stato di salute. I problemi insorgono infatti quando il “praticante” pensa di poter emulare nei modi e nei metodi il vero atleta.

 

 

La differenza tra atleta e praticante

Non è pensabile di trasferire sic et simpliciter test attitudinali e tabelle di preparazione costruite appositamente sul singolo professionista (ma ciò vale anche per gli sport di squadra) al “praticante”, spesso non più giovane, pensando di poter ottenere gli stessi risultati.

Si pensi solamente al fatto che l’atleta ha come unica attività quella di allenarsi avendo al seguito uno staff di specialisti che lo supportano sul piano medico, dietetico, fisioterapico, psicologico e chi più ne ha più ne metta, consentendogli il pieno recupero delle energie tra una sessione di allenamento e l’altra o tra una gara e la successiva.

 

 

Le sfide del praticante: bilanciare allenamento e vita quotidiana

Il “praticante” invece deve trovare lo spazio per allenarsi tra impegni di lavoro, obblighi famigliari, hobby e quanto altro la quotidianità impone compromettendo gli orari dei pasti e soprattutto la qualità del riposo che sono invece fondamentali per il benessere ed evitare il distress.

 

 

Patologie legate alla pratica sportiva: l’esperienza del medico sportivo

In tanti anni di professione e sulla base dell’esperienza diretta maturata sui campi di gara ho avuto modo di confrontarmi con patologie direttamente o indirettamente legate alla pratica sportiva. In primis come medico sul campo gli infortuni da trauma diretto in specie nelle discipline a rischio intrinseco, ma secondariamente come specialista, chiamato a formulare un giudizio di idoneità alla pratica agonistica e non, ho potuto costatare la frequenza con cui venivano segnalate problematiche di più svariata patogenesi.

 

 

La classificazione degli eventi patologici nello sport

Da qui l’idea di quantificare e classificare i singoli eventi.

Utilizzando il metodo anamnestico, ovvero prendendo visione dalla cartella clinica dei dati relativi alle patologie segnalate nella storia dagli stessi atleti ne è risultato il quadro di seguito riportato.

In taluni casi il nesso diretto tra patologia e sport praticato era evidente come nel caso degli eventi traumatici in sport come lo sci alpino, motocross, ciclismo, sport da contatto etc. in altri casi invece la causa era concomitante o del tutto casuale.

 

 

Rilevanza delle patologie negli sportivi: un’analisi statistica

Resta il fatto in ogni caso della rilevanza numerica, statisticamente significativa, della presenza di patologie in chi pratica attivamente uno sport, potendo esserne la conseguenza oppure rappresentare un fattore di rischio per la prosecuzione di una specifica disciplina quando questa sia condotta in modo inadeguato.

 

Visita medica sportiva - Quando lo sport può fare male

 

 

Dati e i numeri dell’anno 2021

Su un totale di 3400 cartelle esaminate la prevalenza è degli atleti di genere maschile (66,4%) contro un 24,6% di quello femminile.

Prevalenza di patologie tra gli atleti

Il numero di “atleti” con patologie segnalate è risultato pari a 1146 pari al 33,6% del totale e di questi 343 erano femmine (29,9%) e 799 maschi (70,1%).

Distribuzione per fasce d’età

Come età le fasce più rappresentate sono quelle dai 20 ai 30 che precedono solo di poco quelle dai 30 ai 40 e dai 50 ai 60 mentre meno rappresentati sono i giovani dai 10 ai 20 e gli over 60.

Discipline sportive e patologie

Nella ricerca sono contemplate grosso modo tutte le discipline sportive e le attività ludico motorie.

Nella casistica le patologie traumatiche la fanno da padrone: fratture 24% distorsioni 9,7% lesioni muscolo tendinee 8,4% tuttavia sono stati riportati quadri che spaziano in tutto l’ambito della patologia medica: dall’asma al diabete, da problemi tiroidei all’ipertensione, dalle aritmie cardiache alle sindromi coronariche finanche alle neoplasie.

 

 

Patologie non traumatiche

Tralasciando le lesioni traumatiche che riconoscono un evidente nesso intrinseco in determinati sport come prima anticipato, per tutte le altre patologie non esiste necessariamente una connessione logica, tuttavia, il loro decorso può subire delle modificazioni da una condotta non corretta.

Prendiamo ad esempio la tiroide

Un malfunzionamento di tale ghiandola sappiamo ripercuotersi sul metabolismo per cui in caso di ipotiroidismo avremo un rallentamento delle funzioni che si traducono per semplificare in un incremento ponderale, un rallentamento motorio e facile stancabilità precludendo la pratica di discipline dove siano richieste al contrario doti specifiche.

All’opposto un ipertiroidismo comporta un incremento del metabolismo che si traduce spesso in calo ponderale, aumento della frequenza cardiaca basale e di pressione arteriosa, uno stato eretistico che mal si accompagna ad una attività ad alto impatto cardio vascolare.

Altro esempio l’asma

Se parliamo di asma allergico stagionale è chiaro che con opportuna terapia medica e idonei accorgimenti si possono evitare le crisi acute e consentire la pratica di attività anche ad alto impatto, mentre nell’ asma intrinseco, nel quale lo sforzo fisico comporta un aggravio della funzionalità respiratoria, saranno consentite attività a basso impatto.

Di esempi simili ne potremmo fare per ognuna delle patologie riscontrate in riferimento alle singole discipline sportive.

 

 

Conclusioni fondamentali per il benessere

Ciò che veramente conta è dare un significato al presente lavoro e le conclusioni a cui sono arrivato in riferimento a chi non vive lo sport come professione sono le seguenti.

  • Prevenzione: questa la si può ottenere partendo da una educazione fisico-motoria già fin dall’infanzia e qui entra in gioco il ruolo della scuola
  • Educazione: ogni sport ha le sue prerogative atletico-tecnico-tattiche ma non va trascurata la preparazione di base per cui è fondamentale richiamare tutti i fondamenti della preparazione atletica
  • Consapevolezza: riconoscere i propri limiti ed utilizzare lo sport come terapia di prevenzione delle patologie note in specie quelle legate alla sedentarietà
  • Obiettività: non chiudere gli occhi di fronte agli inevitabili ostacoli che il nostro corpo ci impone, ma affrontarli nel modo migliore affidandoci a chi, per competenza, ci può fornire gli strumenti migliori (medici, allenatori, personal trainer etc.)

 

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