Spring mood shift: capire e gestire gli alti e bassi primaverili

Spring mood shift: capire e gestire gli alti e bassi primaverili

di Dott.ssa Emanuela Muriana

Consigli concreti per mantenere energia, concentrazione e serenità durante i cambiamenti di stagione

 

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) ha evidenziato, attraverso sondaggi condotti negli ultimi anni, che circa il 60% delle persone dichiara di percepire una maggiore stanchezza e oscillazioni emotive durante il cambio di stagione, in particolare in primavera.

Il CNOP sottolinea inoltre come il fenomeno sia più marcato nelle persone già predisposte a stress o disturbi dell’umore. L’instabilità dell’umore, percepito come up e down, è un fenomeno comune che può manifestarsi come rapidi cambiamenti degli stati emotivi, oscillando tra sentimenti di gioia, tristezza, irritabilità o ansia. Spesso, alla base di queste oscillazioni emotive vi sono sensazioni fisiche come la stanchezza o il malessere generale, sensazione di affaticamento, talvolta definita “astenia primaverile”.

 

L’instabilità dell’umore non si limita a influenzare la sfera emotiva, ma si manifesta anche attraverso effetti somatici che coinvolgono direttamente il corpo. In termini psicologici, le fluttuazioni dell’umore possono provocare sintomi come tensione muscolare, cefalee, alterazioni del ritmo cardiaco, disturbi del sonno e variazioni nell’appetito. Questi segnali fisici rappresentano una risposta del sistema nervoso autonomo, che regola le funzioni corporee in base allo stato emotivo.

In psicologia, si riconosce un legame profondo tra le condizioni corporee e la regolazione delle emozioni. Si osserva spesso come il corpo diventi un “barometro” dello stato interno: le emozioni intense o instabili si riflettono nei sintomi somatici, creando un circolo tra mente e corpo che può accentuare la vulnerabilità psicologica e la difficoltà nella regolazione emotiva.

 

Secondo le teorie psicofisiologiche, le emozioni non sono solo esperienze mentali, ma coinvolgono anche risposte fisiologiche. Ad esempio, la stanchezza fisica può ridurre la capacità di una persona di gestire lo stress e le emozioni, rendendo l’umore più instabile. Questo accade perché le risorse cognitive ed energetiche sono limitate: quando il corpo è affaticato, il cervello fatica a mantenere il controllo emotivo, favorendo reazioni impulsive o sproporzionate.

Quando la regolazione emotiva, cioè il processo attraverso cui una persona gestisce e modula le proprie emozioni, diventa fragile e si sperimentano sensazioni fisiche negative come stanchezza, mal di testa o tensione muscolare, la soglia di tolleranza agli stimoli emotivi si abbassa. Di conseguenza, si può diventare più suscettibili a sbalzi d’umore, irritabilità o tristezza improvvisa. In psicologia, questo fenomeno è noto come “vulnerabilità fisiologica”.

La primavera può rappresentare un banco di prova per l’equilibrio psico-fisico, rendendo fondamentale ascoltare il proprio corpo e adottare pratiche di autoregolazione per mitigare gli effetti della stanchezza e delle fluttuazioni emotive. Essere consapevoli delle proprie sensazioni fisiche aiuta a interpretare correttamente i segnali emotivi. Gestire le emozioni per vivere meglio significa sviluppare la capacità di riconoscere ciò che si prova, e adottare strategie che promuovano benessere e resilienza.

 

Ad esempio, riconoscere che l’irritabilità è dovuta alla stanchezza permette di adottare strategie di autoregolazione, come il riposo o tecniche di rilassamento e l’importanza di strategie di prevenzione e gestione: come l’attività fisica regolare, una corretta igiene del sonno e momenti di esposizione alla luce naturale.

Consapevolezza che salvaguarda anche le relazioni. Quando la condizione fisica e le risposte emotive creano allarme continuo, eccessiva preoccupazione che diventa ansia si creano delle convinzioni disfunzionali. Interpretare erroneamente i sintomi e modificazioni corporee, come segni di gravi malattie, fa scaturire il bisogno di rassicurazioni, ricerca continua di informazioni, controllo continuo sul corpo ecc. che contribuiscono ad alimentare il circolo vizioso della ruminazione ipocondriaca e di conseguenza l’ansia.

 

L’insieme di sintomi psichici e fisici sono già un disturbo organizzato e il risultato è la sensazione di impotenza e inefficacia per l’impossibilità di bloccare i pensieri e le reazioni fisiche cercando di calmarsi: più cerco di calmarmi o distrarmi o riposare più aumenta l’ansia. Meccanismo ben noto agli psicoterapeuti. La Terapia Breve Strategica (TBS) si distingue per un’efficacia superiore al 95% nel trattamento dei disturbi d’ansia, attacchi di panico e fobie, risolvendo la sintomatologia in una media di sole 7-8 sedute, interrompendo i circoli viziosi mentali che attivano l’ansia.

 


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