Pubblicato il 24/07/2026
Storia dell’infermieristica e comunicazione nel prelievo ematico
L’assistenza infermieristica rappresenta oggi una professione altamente qualificata, fondata su competenze scientifiche, relazionali e deontologiche. Il percorso che ha portato alla nascita dell’infermiere moderno è il risultato di una lunga evoluzione storica, accompagnata da importanti cambiamenti culturali, legislativi e formativi.
Le origini dell’assistenza infermieristica
Nella storia dell’assistenza sanitaria, la cura della malattia è stata tradizionalmente associata alla figura del medico, mentre il prendersi cura della persona è sempre stato legato al ruolo delle donne.
L’assistenza infermieristica nasce proprio come forma di sostegno alla vita quotidiana e alla salute, grazie alle cure praticate inizialmente in ambito familiare.
Con l’avvento del Cristianesimo cresce l’attenzione verso il prossimo e le diaconesse contribuiscono allo sviluppo di un’assistenza fondata sulla vocazione religiosa e sulla solidarietà.
L’evoluzione dell’infermieristica nel Medioevo
Durante il Medioevo anche gli uomini iniziano a svolgere attività assistenziali, soprattutto all’interno degli ordini religiosi.
In questo periodo compare il termine “infirmus“, che inizialmente indica una condizione di bisogno, successivamente il luogo dedicato all’assistenza e infine la professione infermieristica.

Dall’Umanesimo all’Illuminismo
Con l’Umanesimo e la nascita dei primi ospedali si verifica una progressiva separazione tra attività medica e assistenza infermieristica.
Durante l’Illuminismo l’assistenza diventa sempre più laica, anche se agli infermieri vengono ancora affidati prevalentemente compiti esecutivi.
Florence Nightingale: la fondatrice dell’infermieristica moderna
Il 12 maggio, Giornata Internazionale dell’Infermiere, coincide con la nascita di Florence Nightingale, nata a Firenze nel 1820.
È considerata la fondatrice dell’infermieristica moderna perché introdusse il metodo scientifico nell’assistenza, utilizzando la statistica per migliorare l’organizzazione delle cure.
La sua esperienza durante la Guerra di Crimea dimostrò come l’igiene, l’organizzazione e la formazione del personale potessero ridurre drasticamente la mortalità dei pazienti.
Tra i suoi principali contributi:
- introduzione del metodo scientifico nell’assistenza;
- valorizzazione della formazione professionale;
- riconoscimento dell’importanza delle competenze infermieristiche;
- fondazione della prima scuola per infermiere presso il St.Thomas’ Hospital di Londra.
Lo sviluppo delle teorie infermieristiche
Nel Novecento l’infermieristica evolve anche dal punto di vista teorico grazie alla definizione del meta-paradigma infermieristico, basato su quattro elementi fondamentali:
- persona;
- salute;
- ambiente;
- assistenza infermieristica.
Tra gli anni ’60 e ’70 vengono sviluppati numerosi modelli teorici, suddivisi in tre grandi categorie:
Teorie basate sui bisogni
- Virginia Henderson
- Dorothea Orem
- Marisa Cantarelli
- Evelyne Adam
Teorie basate sull’interazione
- Hildegard Peplau
- Ida Orlando
- Ernestine Wiedenbach
Teorie orientate ai risultati
- Dorothy Johnson
- Callista Roy
- Martha Rogers
Evoluzione legislativa della professione infermieristica in Italia
Lo sviluppo della professione è stato accompagnato da importanti riforme normative:
Le principali tappe
1925: Il Regio Decreto-Legge n. 1832 istituisce le scuole convitto professionali per infermieri e introduce il diploma di Stato.
1960: Viene emanato il primo Codice Deontologico, fondamentale per la costruzione dell’identità professionale.
1994: Con il D.M. n. 739 viene definito il profilo professionale dell’infermiere.
1996: Il diploma professionale viene sostituito dal diploma universitario, con l’ingresso dell’infermieristica nelle Facoltà di Medicina.
1999: La Legge n. 42 abolisce il mansionario, riconoscendo all’infermiere una piena autonomia professionale.
2001: Il diploma universitario diventa Laurea Triennale in Infermieristica.
Dal 2004: La formazione universitaria viene articolata in:
- Laurea Triennale;
- Master di I livello;
- Laurea Magistrale;
- Master di II livello;
- Dottorato di ricerca.
2018: Nasce l’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI).
Prelievo ematico: perché la comunicazione tra infermiere e paziente è fondamentale
Il prelievo ematico venoso è una procedura essenziale per ottenere campioni di sangue destinati agli esami di laboratorio.
I risultati permettono di:
- diagnosticare numerose patologie;
- monitorare lo stato di salute;
- controllare l’efficacia delle terapie farmacologiche.
Sebbene il prelievo sia una procedura semplice e sicura, molte persone vivono questo momento con ansia.
Paura del prelievo: emofobia e belonefobia
Le principali paure associate al prelievo sono:
- Emofobia, ovvero la paura del sangue;
- Belonefobia, cioè la paura degli aghi.
Queste condizioni possono provocare:
- ansia;
- attacchi di panico;
- evitamento degli esami del sangue;
- forte disagio emotivo.
In molti casi il timore non deriva dal dolore reale, ma dall’anticipazione dell’evento.
Il ruolo della comunicazione infermiere-paziente
Una comunicazione efficace rappresenta uno degli strumenti più importanti per ridurre la paura del prelievo.
Prima della procedura l’infermiere:
- spiega come si svolgerà il prelievo;
- rassicura il paziente;
- risponde alle eventuali domande;
- favorisce un clima di fiducia.
Comprendere cosa accadrà aiuta infatti a ridurre l’ansia e ad affrontare l’esame con maggiore serenità.
Come l’infermiere aiuta il paziente durante il prelievo
Durante l’accoglienza l’infermiere cerca di mettere la persona a proprio agio attraverso il dialogo e la relazione.
Quando possibile, coinvolge il paziente nelle decisioni, chiedendo ad esempio:
“Preferisce stare seduto o sdraiato? Quale braccio preferisce utilizzare per il prelievo?”.
Queste piccole attenzioni aumentano la percezione di controllo e riducono il livello di stress.
L’importanza di comunicare le proprie paure
Informare l’infermiere di eventuali esperienze negative, episodi di svenimento o paure specifiche permette di adottare strategie personalizzate per rendere il prelievo più sereno.
Una buona comunicazione tra infermiere e paziente contribuisce non solo al benessere della persona, ma anche alla qualità e alla sicurezza dell’assistenza sanitaria.
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