Una parola con….Ennio Tasciotti
Ennio Tasciotti
Capo di un gruppo di ricerca multidisciplinare, tra medicina personalizzata, prevenzione e nuove tecnologie per l’invecchiamento.
La longevità non è una gara a chi vive più a lungo, ma un impegno con sè stessi: quello di vivere meglio. È questo il punto di partenza del dialogo tra Sergio Carlucci, Communication Scientific Analyst di Cerba HealthCare Italia, ed Ennio Tasciotti, direttore del Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma. Con centinaia di pubblicazioni all’attivo e 15 anni di esperienza negli USA, Tasciotti è uno dei ricercatori più importanti nel suo ambito, uno scienziato in grado di dirci dove andrà la medicina del futuro e, soprattutto, un ottimista.
«A trent’anni l’idea della longevità è vivere fino a 150 anni, perché si ha la percezione di essere immortali – osserva Tasciotti –. Quando invece si arriva a una fase della vita più avanzata, il concetto cambia completamente: diventa centrale il miglioramento della qualità».
È il passaggio dal concetto di “lifespan” a quello di “healthspan”, cioè dagli anni vissuti agli anni vissuti bene, in cui è cruciale, secondo l’esperto, ridurre il peso di malattie croniche e comorbidità che compromettono il benessere quotidiano.
La medicina oggi sta vivendo una fase di grande trasformazione, grazie a strumenti e tecnologie che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Ma la vera rivoluzione, rimarca Tasciotti, riguarda il rapporto delle persone con la salute, un rapporto che deve diventare davvero proattivo:
«Abbiamo demandato per anni la gestione della nostra salute alla classe medica – fa notare –. Oggi c’è una tendenza a riappropriarsene e a cercare di anticipare i problemi invece di arrivare dal medico solo quando è troppo tardi, passando da una medicina reattiva a una medicina predittiva».
Uno dei temi più discussi è la differenza tra età cronologica ed età biologica: due persone nate nello stesso giorno possono infatti mostrare condizioni fisiche molto diverse. Qui la genetica ha un ruolo importante, sottolinea Tasciotti, ma non basta a spiegare tutto: a fare la differenza è il percorso di vita delle persone, che influenza il modo in cui il patrimonio genetico viene interpretato dall’organismo. Sono i meccanismi studiati dall’epigenetica, disciplina che porta con sé un messaggio che restituisce alle persone una responsabilità diretta sulla propria salute, perché molte delle scelte compiute nel tempo lasciano tracce durature.
Ma quali sono i principali processi coinvolti in un fenomeno complesso e multifattoriale come l’invecchiamento?
Tra i principali Tasciotti individua infiammazione cronica e stress ossidativo, elementi comuni a malattie cardiovascolari, metaboliche, oncologiche e neurodegenerative. Il fenomeno riguarda l’intero organismo ma anche la singola cellula, fino ai mitocondri, responsabili della produzione di energia e del mantenimento dell’omeostasi cellulare. Non esiste, però, un singolo parametro capace di spiegare al 100% l’invecchiamento e la chiave della medicina della longevità è proprio saper fare una valutazione sempre multidimensionale della persona, cosa che rispetto a dieci o anche solo cinque anni fa oggi è più semplice, grazie agli enormi progressi fatti nell’analisi.
«Abbiamo strumenti che permettono di integrare più informazioni – spiega Tasciotti – indagando dati biologici, funzionali e clinici con algoritmi predittivi. Questo apre a nuove prospettive della ricerca per quanto riguarda il potenziamento dell’attività cellulare, il controllo dell’infiammazione, l’eliminazione delle cellule senescenti e lo sviluppo di terapie sempre più mirate. Potremo fare terapie sempre più targetizzate utilizzando farmaci innovativi, che sfrutteranno la nanomedicina per rilasciare i principi attivi esattamente nei tessuti bersaglio, realizzando una vera e propria medicina di precisione».
Nuove opportunità comportano però anche nuove responsabilità, sul fronte etico e della comunicazione. Attenzione quindi ai social, pieni di guru ed esperti improvvisati che hanno trovato nella longevità un business. Fondamentale è affidarsi a professionisti qualificati, soprattutto quando si interviene su alimentazione, integrazione o protocolli rigenerativi.
La buona notizia è che molte delle strategie più efficaci per invecchiare meglio sono accessibili a tutti, perché partono da abitudini quotidiane semplici: movimento, sonno, alimentazione equilibrata e relazioni sociali positive.
«Non è mai troppo tardi per occuparsene, ma non è mai troppo presto»,
sottolinea Tasciotti.
La longevità, dunque, è una sfida che riguarda non solo la medicina ma anche la società. Sapremo coglierla? Nonostante le complessità etiche e scientifiche ancora aperte, Tasciotti mantiene uno sguardo fiducioso sul progresso della ricerca:
«Ho una grande fiducia nella scienza e nella capacità che abbiamo dimostrato di risolvere i problemi. Abbiamo gli strumenti per capire molte malattie che oggi non comprendiamo appieno. E, una volta capite, le potremo curare».
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