Una parola con.. Giovanni Scapagnini
Ospite: Prof. Giovanni Scapagnini — Medico neuroscienziato, studioso dei meccanismi biologici dell’invecchiamento e professore ordinario di Nutrizione Clinica presso l’Università degli Studi del Molise.
L’allungamento della vita e la salute non sono solo una questione di anni vissuti, ma di anni vissuti bene. La longevità attiva passa attraverso la cura del nostro corpo, della nutrizione, dell’attività fisica e, in modo cruciale, della salute del nostro cervello. È questo il fulcro del confronto tra Sergio Carlucci, biologo genetista, nutrizionista e Communication Scientific Analyst di Cerba HealthCare Italia, e il professor Giovanni Scapagnini.
Neuroscienziato di fama internazionale con un lungo percorso di ricerca negli USA (presso prestigiosi istituti come il Rockefeller Neuroscience Institute e i National Institutes of Health), Scapagnini è Vicepresidente della Società Italiana di Nutraceutica e tra i massimi esperti nello studio del rapporto tra nutrizione, cervello e prevenzione.
Il video completo dell’intervista è disponibile sul sito cerbahealthcare.it nella sezione news, sul nostro canale YouTube o Spotify.
«La parola longevità è diventata oggi un termine di cui spesso si abusa, traslando velocemente dal mondo della ricerca scientifica a quello del marketing»,
premette Scapagnini.
Ma se guardiamo ai dati, l’urgenza di fare corretta informazione scientifica appare evidente. In Italia l’aspettativa di vita media si attesta intorno agli 83,4 anni, ma l’aspettativa di vita in salute scende drammaticamente a circa 58,1 anni. Significa che rischiamo di passare oltre 25 anni convivendo con patologie croniche.
Il vero traguardo della medicina della longevità non è quindi solo estendere la vita (lifespan), ma ampliare l’intervallo vissuto in piena salute (healthspan).
Come invecchiamo: a scalini e ad altitudini diverse
Negli ultimi vent’anni la scienza ha rivoluzionato il nostro modo di concepire l’invecchiamento. Recenti ricerche multiomiche (condotte da atenei come la Stanford University) dimostrano due fenomeni fondamentali:
- L’invecchiamento non è un processo lineare, ma avviene “a scalini”: Non si invecchia in modo uniforme giorno per giorno, ma attraverso improvvisi decadimenti biologici e di espressione genica che si verificano attorno a due età chiave, a 44 e a 60 anni.
- Gli organi non invecchiano tutti alla stessa velocità: Ognuno di noi ha un organo che mostra un invecchiamento accelerato rispetto agli altri. Un organo centrale e inaspettato in questo processo è il rene, che funge da vero e proprio “hub” nel controllo dell’aging e della rigenerazione cellulare.
Intercettare per tempo i biomarker legati alla funzionalità dei vari organi e ai processi biologici consente di personalizzare gli interventi prima che questi scalini biologici si traducano in patologie.
Nutrizione e “Positive Nutrition”
Tra le leve su cui abbiamo maggiore controllo quotidiano, l’alimentazione gioca un ruolo di primissimo piano. Un modello alimentare bilanciato (ricco di verdura, frutta, cereali integrali, grassi sani come l’olio extravergine d’oliva e una corretta idratazione) può regalare fino a 10 anni di salute in più.
Scapagnini invita però a un cambio di approccio, promuovendo il concetto di Positive Nutrition:
«Non dobbiamo pensare alla dieta unicamente come a una privazione o a un riassunto di cose da eliminare. In una logica proattiva dobbiamo porre massima attenzione a ciò che introduciamo, integrando composti protettivi capace di supportare attivamente i meccanismi biologici del nostro corpo».
La longevità cognitiva e le relazioni sociali
Il declino cognitivo e le patologie neurodegenerative rappresentano una delle minacce più grandi per l’autosufficienza in età avanzata. Tuttavia, circa il 45% dei fattori di rischio legati alla demenza risulta essere modificabile.
Per proteggere il cervello è fondamentale l’apporto di specifici nutrienti, tra cui spiccano gli Omega-3 (in particolare il DHA), mattoni essenziali per le membrane dei nostri neuroni e formidabili regolatori dei processi infiammatori (grazie alla sintesi di molecole protettive come le resolvine). Oltre alla nutrizione, l’ecosistema cerebrale trae beneficio dall’allenamento mentale costante (la gestione dello stress e il mantenimento delle funzioni cognitive) e, soprattutto, dalla qualità delle relazioni sociali e dell’amicizia, uno dei fattori che maggiormente impatta sul benessere della vita.
Nutraceutica e prospettive future
I progressi della nutraceutica ci permettono oggi di studiare e utilizzare composti specifici a dosaggi mirati per agire sugli Hallmarks of Aging (i marcatori biologici dell’invecchiamento). È il caso di molecole come la spermidina (presente in alimenti come avocado e funghi, utile nel promuovere l’autofagia e il rinnovo cellulare) o i precursori del NAD per il supporto energetico mitocondriale. La regola d’oro rimane però evitare il “fai da te” o le mode del momento: qualsiasi integrazione deve basarsi sulla misurazione preventiva tramite marcatori e analisi personalizzate.
Guardando al futuro, la combinazione tra medicina predittiva, nutraceutica e sistemi analitici basati sull’Intelligenza Artificiale permetterà di interpretare con estrema precisione dati genetici ed epigenetici, aprendo la strada a soluzioni preventive sempre più personalizzate ed efficaci.
Ma l’ingrediente più importante, conclude Scapagnini, rimane alla portata di tutti: recuperare la gioia di vivere.